Il Suono dell'Icona
Un itinerario di contemplazione dove arte, musica, Parola e silenzio conducono all'incontro con il Volto del Risorto.
Il prossimo 23 luglio alle 21:15, nella suggestiva cornice della Parrocchia di San Giovanni Battista di Pula, l’Accademia Santu Jacu proporrà una nuova edizione de “Il Suono dell’Icona”, un’esperienza di contemplazione che unisce iconografia cristiana, musica e Parola in un unico itinerario spirituale.
Il Suono dell’Icona nasce come un’esperienza di preghiera
Un tempo in cui la bellezza non è il fine, ma la via attraverso cui lasciarsi condurre all’incontro con il Volto del Risorto.
Davanti agli occhi dei presenti, il Volto di Cristo emergerà lentamente attraverso il solo carboncino, seguendo il canone millenario custodito dalla Tradizione della Chiesa.
Ogni linea sarà accompagnata dalla proclamazione della Sacra Scrittura, dai testi dei Padri della Chiesa e dalle improvvisazioni del flauto traverso, in un dialogo continuo tra immagine, musica, silenzio e Parola.
Non quattro linguaggi distinti: ma un’unica preghiera.
Un progetto nato da un incontro
Questo format nasce dall’incontro tra i coniugi e fondatori dell’Accademia Santu Jacu, l’iconografo e teologo Michele Antonio Ziccheddu ed Emanuela Giordano, e il maestro Daniele Pasini, flautista, docente e creatore del metodo MusicArte
L’idea è maturata nel corso di un lungo anno (2025) di riflessione, studio e confronto.
Per mesi ogni passaggio è stato pensato, scritto, provato e rielaborato, fino a trovare un equilibrio capace di trasformare il gesto artistico in un’autentica esperienza spirituale.
L’obiettivo non era realizzare una performance. Era creare uno spazio in cui il pubblico potesse entrare realmente nel mistero dell’icona.
Definire questo incontro un semplice evento artistico sarebbe riduttivo, e chiamarlo spettacolo sarebbe addirittura fuorviante.
L’icona non si guarda. Si contempla.
Nella Tradizione della Chiesa l’icona non è mai stata considerata una semplice immagine religiosa. Nasce dalla fede nell’Incarnazione. Perché il Figlio di Dio ha assunto un volto umano, quel Volto può essere contemplato, custodito e tramandato.
Per questo motivo l’iconografo, secondo la tradizione, non dipinge, ma la scrive.
Ogni linea nasce dalla preghiera. Ogni gesto è preceduto dal silenzio.
Ogni tratto custodisce una fedeltà a un canone trasmesso nei secoli.
L’icona, infatti, non nasce dall’immaginazione dell’artista.
È memoria viva della Chiesa. È un linguaggio che attraversa i secoli senza perdere la sua forza.
Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi
Chi partecipa a Il Suono dell’Icona non assiste semplicemente alla realizzazione di un’opera.
È invitato a vivere un cammino.
Lo sguardo segue il nascere del Volto.
L’orecchio ascolta il dialogo tra il flauto e la Parola.
Il silenzio diventa luogo di ascolto.
Il cuore si apre lentamente alla contemplazione.
La musica non accompagna l’icona: respira con essa.
Non descrive ciò che accade. Ne interpreta il mistero.
Perfino i momenti di silenzio diventano parte dell’opera.
Perché nella spiritualità cristiana il silenzio non è assenza. È lo spazio nel quale Dio continua a parlare.
Non una dimostrazione artistica
Uno degli aspetti più originali del format è proprio questo.
L’attenzione non è rivolta alla bravura dell’iconografo o del musicista. I due artisti scelgono volutamente di mettersi in secondo piano.
Il vero protagonista è il Volto di Cristo.
Anche per questo, durante l’incontro, l’icona non verrà completata con la pittura. La scelta del solo carboncino permette di concentrarsi sull’essenziale: il canone del Volto, la sua armonia, il suo progressivo rivelarsi.
Ogni tratto diventa così una piccola epifania, non dell’artista, ma del Mistero che l’arte è chiamata a servire.
La bellezza come via di evangelizzazione
Viviamo in un tempo in cui molte persone fanno fatica ad ascoltare lunghi discorsi sulla fede. La bellezza, invece, continua a parlare. Continua a interrogare. Continua ad aprire domande.
Per questo Il Suono dell’Icona sceglie la via della contemplazione.
Non vuole convincere. Vuole offrire un incontro.
Perché, come ricordano i Padri della Chiesa, il Volto di Cristo non è semplicemente qualcosa da osservare. È Qualcuno che ci guarda.
E forse il momento più sorprendente dell’intera esperienza è proprio questo.
Quando ci accorgiamo che, mentre pensavamo di contemplare il suo Volto, è Lui che, da sempre, stava contemplando noi.




