Qualche giorno fa è uscito un articolo su un importante giornale cattolico. L’autore, di cui non faccio il nome, anche per non fare un’immeritata pubblicità, partendo dall’esegesi del testo di Genesi 3, in cui si parla dell’episodio famoso della tentazione dei progenitori nel giardino di Eden, finisce in sostanza per ridurre a nulla la figura del tentatore, facendo intendere come in sostanza l’equazione serpente-diavolo sia una semplice attribuzione postuma. Senza entrare in alcuna polemica, mi sembra doveroso chiarire alcuni aspetti, perché ritengo che certe prese di posizione facciano davvero male alla Chiesa. Nell’ambiente ecclesiale odierno, circolano idee che sono spesso in contrasto con la fede cattolica ma che con giri di parole si vogliono far passare come una sua espressione moderna. Concetti e termini trovano molto spazio da qualche tempo a questa parte sulle testate giornalistiche, non solo quelle palesemente anti cristiane, ma anche su quei giornali che un tempo erano la voce amplificata del magistero della Chiesa, ne propagavano la sana teologia e invece ora sono l’eco delle peggiori ideologie mondane. Ora, è vero che alla Bibbia non si deve far dire ciò che non dice, forzandone l’interpretazione, ma è anche vero che non si può ridurre il testo e l’esegesi alla sola interpretazione letterale o come si diceva un tempo, alla dimensione storico-critica, per non rischiare di rendere la Parola di Dio un fatto puramente umano. Una certa teologia di moda oggi, è intrisa di femminismo, progressismo e una serie infinita di altri “ismi”, tanto in voga nei salotti culturali extraecclesiali, ma che riscuotono molto successo anche in certi circoli di pensatori sedicenti cattolici. I catto-ideologi appartengono a quella strana categoria dove, più per lavoro che per fede, amano definirsi cristiani e cattolici, ma poi ad ascoltarli e a leggerli, si capisce come in realtà, siano proprio gli “ismi” ad essere diventati il loro credo. La loro teologia è diventata teo-ideologia perché sostituiscono il proprio pensiero e quello delle peggiori filosofie del mondo agli insegnamenti evangelici. Le loro parole sono superiori e più autorevoli di quelle di Cristo e si battono con tutte le forze per far rientrare prepotentemente le proprie opinioni e ideologie tra le verità di fede. Anni fa Paolo VI, si chiedeva sgomento da quale fessura fosse entrato il fumo di Satana nella Chiesa, oggi quelle piccole fessure sono enormi porte spalancate agli errori satanici. E ciò che è più tragico è che questi predicatori dell’evangelideologia prosperano ovunque, spandono errori da ogni pulpito e cattedra, senza che nulla e nessuno li fermi. Devo dire che, se non fosse per i danni che fanno in giro, mi suscitano una grande pena, perché non è difficile individuare, in certe prese di posizione, una mancanza di fede. Infatti il problema non è il fatto che si vada a spulciare la Scrittura alla ricerca di qualche pseudo contraddizione, che già non è un impresa da grande teologo, ma che si gridi: eureka! Se per caso si pensa di aver trovato qualche falla nella barca che potrebbe farla affondare! In certi articoli si respira quasi un aria di soddisfazione, un trionfalismo al rovescio, che gioisce della disgrazia! Voglio dire che suona alquanto ridicolo che un teologo si vanti ed esulti di aver dimostrato che il diavolo non esiste, che è solo un genere letterario o che le esperienze preternaturali sono solo problemi psicologici, da un giornale cattolico! È assurdo che la negazione di una verità di fede, (perché l’esistenza del diavolo e la sua azione, sono parte integrante della fede cristiana) sia esaltata come una conquista della ragione e nessuno se ne scandalizzi, anzi venga applaudito ed enfatizzato. E poco importa se questi sedicenti teologi, non avendo il coraggio di affermare chiaramente le loro idee per non essere tacciati di eresia, ricorrono ai giri di parole in modo che il messaggio sia accolto dai loro lettori/ascoltatori come l’unica possibile risposta. E se per rendere più credibile la loro idea non si pongano problemi a evitare tutti gli argomenti e le evidenze che invece li potrebbero smentire. Ma si sa, l’ideologia non è interessata alla verità, ma alla conferma della propria idea, anche a costo di stravolgere le parole e il senso della Scrittura, pur di dimostrare di aver ragione. Quando un teologo non cerca la verità ma solo la conferma delle proprie teorie, ha fallito la sua missione. Ancora di più se queste teorie non corrispondono alla fede e alla verità che ha giurato di insegnare e difendere. Nel caso specifico di cui sto parlando, che in definitiva è una lettura femminista del passo di Gen 3, il punto sta tra l’altro nel fatto che, mentre si mette in guardia da una lettura troppo “spirituale” della figura del serpente edenico, avvisando che nel testo biblico il serpente non viene accostato al diavolo, ma che questo sarebbe una lettura postuma dell’episodio che entra nella teologia ebraica tardi, dal VI secolo a.C., per l’influenza dei miti delle religioni vicine ad Israele, dall’altra si finisce per perdere di vista proprio il senso teologico del brano, dipingendo la figura del serpente come quella di un comune animaletto che vagava per il giardino. Inoltre il diavolo come entità a sé stante emerge, secondo il suo punto di vista, solo in un testo recente e fortemente influenzato dall’ellenismo, il libro della Sapienza: “Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap. 2,24), . Anche san Paolo in questa visione teologica passa per una specie di discriminatore delle donne, operando nella Prima lettera a Timoteo una trasformazione del racconto della creazione, e così alla fine «il serpente, la donna, il frutto» sono diventati «il diavolo, le donne, il peccato». Tutto questo per arrivare a dire che tutto si riduce alla visione patriarcale della differenza sessuale. Ecco, questo è un classico esempio di lettura ideologica del testo biblico. Curioso che proprio chi dice che non c’è scritto da nessuna parte nel testo di Genesi che il serpente sia il diavolo, finisca poi per dare una lettura dello stesso testo tutto interpretato in chiave femminista. Direi che l’articolo si commenta da solo. Se è vero che il testo di Genesi 3 non identifica il serpente con Satana, è anche vero, e questo viene omesso dall’articolista, che in altri testi biblici è invece chiaramente esplicitato, per esempio in Ap 12,9: «il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e Satana». Il problema nasce quando a leggere certe cose sono persone che non hanno strumenti culturali e teologici sufficienti ad operare un giusto discernimento critico e finiscono per restare confusi e scandalizzati da certe affermazioni, fatte, e questa è una cosa molto grave, dalle pagine di un mensile cattolico di primo livello. Comunque ho preso questo articolo solo come esempio, e non per polemizzare, ma se ne potrebbero fare molti altri di riferimenti. Purtroppo non sono pochi i teologi che oggi, pur vestendo le sembianze dell’Agnello, proferiscono le parole del Drago. Come ho già detto spesso, l’esistenza del diavolo non è un dato soggetto alla libera interpretazione e alla scelta personale ma si appoggia oltre che alla Scrittura, Antico e Nuovo Testamento, come la Prima lettera di Giovanni (3,8), che dice: “Per questo il Figlio di Dio si è manifestato: per distruggere le opere del diavolo”, anche su definizioni dogmatiche precise dei Concili e del Magistero.
Uno fra tutti il Concilio Lateranense IV (1215) dice che «il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio buoni per natura, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi» (DS 800). Ne parla poi il Catechismo della Chiesa Cattolica, in varie parti tra cui ai numeri 391-395 parlando del diavolo come di un essere reale, un male personale e non astratto o metaforico. La liturgia battesimale stessa ci chiede di rinunciare a Satana, per non parlare del fatto che esista un rito esorcistico specifico proprio contro l’azione del demonio. Infine la Tradizione, i Padri e lo stesso magistero papale lo ha sempre sostenuto senza dubbio. Basti pensare a ciò che disse Paolo VI nel 1972: «esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerne l’esistenza». E ancora nella stessa udienza del 15 novembre disse: «Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana. Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gen. 3; Sap. 1, 24). Da quella caduta di Adamo il Demonio acquistò un certo impero su l’uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare. È storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo ed i frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all’aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre» (Cfr. Luc. 22, 53; Col. 1, 13). È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione dell’illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende: inimicus homo hoc fecit (Matth. 13, 28). È «l’omicida fin da principio . . . e padre della menzogna», come lo definisce Cristo (Cfr. Io. 8, 44-45); è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni…Sarebbe questo sul Demonio e sull’influsso, ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è».
Mi pare che le parole del papa lascino poco spazio all’interpretazione, sono chiarissime. Il fatto è che la negazione del diavolo come essere reale e personale porta in definitiva alla negazione di tutte le altre verità di fede, ecco perché è inaccettabile.
Proprio per raccogliere l’invito del papa, il quale sempre nella stessa udienza mise il popolo di Dio in guardia sui reali pericoli che incombono su di noi, ho deciso di scrivere una serie di articoli su quest’argomento, oltre ad averlo trattato nei podcast dell’Arena spirituale ai quali vi rimando per approfondire. Disse ancora Paolo VI:
«Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio».
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